domenica 14 maggio 2017

vocaZione

 

Amo questo fiore forte, vitale che sprigiona forza e potenza
e nel contempo si distingue per la sua disarmante semplicità.
Mi affascina per i toni accesi che sprigionano l’irresistibile invito
ad avvicinarsi e a gustarne il delicato, quasi impercettibile profumo.
Mi lascio sedurre dalla sua misteriosa vocazione
ad inseguire, perpetuo, la luce del Sole.

E amo Montale.
La sua poesia

venerdì 12 maggio 2017

in silenZio, di notte


Scrivo di notte, quando le parole non fanno rumore.
Sussurri dell’anima che di giorno non posso ascoltare, ma la notte, in punta di piedi si affacciano alla porta del cuore e mi accompagnano al sogno.


Seguo in silenzio il loro filo di inchiostro blu.
Fino a domani
 


mercoledì 10 maggio 2017

dissertaZioni: in amor vince chi fugge




LEI: -  Da quanto tempo stiamo correndo?
LUI: -  Parecchio… perché? sei stanca?
LEI: -  No, è che tu corri in un modo strano e mi alzi un mucchio di sabbia negli occhi, ma continua pure a fuggire. Lo sai che mi piace, anche se ogni tanto piango un po’…
LUI: - Per la sabbia?
LEI: - Per la sabbia, certo!
LUI: - Mi fa male il ginocchio sinistro e ogni tanto tendo a zoppicare … e comunque si ama chi ci sfugge e si fugge da chi ci ama… sembra un paradosso, però funziona così!
LEI: -  Mah… io credo che sia una sorta di gioco fra le parti e quest’isola deserta è un buon posto per giocare… perciò continua pure a correre perché io amo i paradossi e poi non c’è nient’altro da fare…
LUI: - Dunque ami il paradosso, non ami me!
LEI: - Amo anche te… paradossalmente.
LUI: - Di qua ci siamo già passati… ricordo quello scoglio e anche quel gruppo di palme…
LEI: - È la quinta volta. Di oggi. Solo che al tramonto il paesaggio sembra diverso… più romantico. Struggente. A tratti.
LUI: - Sono distratto. Tu mi distrai quando corri… potevi vestirti in modo meno succinto
LEI: - Ma se non mi vedi neanche!
LUI [ansimando un po’]: - Però ti sento. Sento il tuo fiato sul collo e lo trovo distraente. E poi pensavo… Maaaa… e se avesse ragione Dante? Sai quando dice “amor, ch'a nullo amato amar perdona”
LEI – Sì, ho presente… però non l’ho mai capito quel verso lì. Ma tu stai bene? Mi sembri affaticato?
LUI: - Sto benissimo. Dicevo di Dante… è come se chi è amato si innamorasse del sentimento stesso poiché l’Amore non permette a nessuno, che sia amato, di non riamare a sua volta…
LEI: - Mah… non è mica tanto chiaro. Io invece sono convinta che abbia ragione Ferradini nella banalità del suo Teorema.
LUI: - Quando dice di prendere una donna e trattarla male o quando invece afferma che non esistono leggi in Amore?
LEI: - Quando dice “lei se n’è andata e tu non hai resistito”!
LUI: - Io resisto! [si ferma]
LEI: - Perché ti sei fermato?
LUI: - Perché sono stanco.
LEI: - Non è vero… è perché hai già una certa età e poi fumi troppo e ti manca il fiato. Ecco perché!
LUI: - Ho smesso.
LEI: - Beh, ma non puoi! Se tu non scappi io non posso amarti.LUI: - Non ho bisogno del tuo amore!
LEI: - Ma allora bastava dirlo. Perché mi hai fatto correre per tutto ‘sto tempo?
LUI: - Mi piaceva sentirmi inseguito.
LEI: - E adesso? non ti piace più?
LUI: - Adesso mi sono rotto.
LEI: - Ah, d’accordo. Allora cambiamo.
LUI: - Che si fa? scappi tu?
LEI: - No, io fumo.
LUI: - E quindi?
LEI: - Sto ferma.
LUI: - E l’amore?
LEI: - Ti amo da ferma.
LUI: - Non mi diverte… Perciò, se non ti dispiace, io vado.
LEI: - Fai pure.

[SILENZIO]

LUI: - Senti...
[...]
Ancora LUI: - Ce l’avresti una sigaretta?



mercoledì 26 aprile 2017

coniugaZioni

Adesso e qui

Quello sarebbe stato l’unico modo e l’unico tempo.
Niente imperfetto, che già contiene l’errore nel nome.
Non il vincolo di un condizionale o l’ipotesi di un congiuntivo ormai in disuso.
Aveva vietato trapassato remoto e passato prossimo con le loro commemorazioni e i loro rimpianti,
bandito l’ansia di un futuro fatto per costruire e l’uso dispotico dell’imperativo.

La baciò all’indicativo presente, come se dovesse durare per sempre,
e quel bacio le restò dentro per l’eternità.



 
 
 
 
 

venerdì 11 novembre 2016

eserciZi di stile - Il malinteso

Un bottone.
Gli mancava il terzo bottone della camicia.
Un vuoto scucito. Sciocco e distratto.
La smorfia irriverente di un’asola sola.
Come un sorriso sghembo, o una ferita aperta.
Questa era l’unica cosa che riusciva a ricordare.
Non come fosse vestito o quanti anni potesse avere.
Non il timbro della voce e nemmeno il colore degli occhi.
Eppure, lì dentro, aveva sostato a lungo. Almeno... così le sembrava.
Probabilmente erano occhi chiari. Aveva un debole per gli occhi chiari e la sensazione verde acqua che conservava dopo quell’incontro, glielo suggeriva con insistenza, ma poteva solamente supporre.

Fu sotto l’ombra curva dei portici, mentre si interrogava su quanta storia fosse passata attraverso quei mobili scuri, levigati dal tempo e lucidi di cera.
E fu nel gioco di riflessi curiosi, tra la vetrina dell’antiquario e le sue spalle, che prese forma.
Lì, sussultò per la prima volta.
- Bella, davvero bella!!!-  prima che lei avesse il tempo di spostarsi
- Perfettamente realizzata! E’ una copia della famosa Situla della Certosa. L’originale risale al 475 avanti Cristo ed è ricavata da un’unica lamina di bronzo -
Comprese, non senza una punta di delusione, che si riferiva al vaso appoggiato sulla consolle in marmo bianco, dentro il negozio.
Lo lasciò continuare nel novero di informazioni non richieste, sbirciando appena la silhouette dal vetro. Era alto, probabilmente bello. Glielo diceva l’olfatto.
- Le decorazioni a sbalzo rappresentano, partendo da sopra: una parata di fanti e cavalieri,  una processione sacra, animali, scene di vita agreste e casalinga –
Lo disse appoggiando il dito sul vetro per indicare l’oggetto e facendolo scorrere lentamente verso il basso. C’era della sensualità in quel gesto e competenza, anche. Poi aggiunse:
- Vita di un tempo lontanissimo, quando questa città si chiamava Felsina… Sono sicuro che le sarebbe piaciuto vivere in quel tempo!–
Finalmente le rivolse un sorriso largo e fresco. Infantile, quasi. Ma lei non lo vide e meccanicamente rispose in difesa:
- Preferisco il tempo in cui sono nata. Non riesco ad immaginarmi intenta alla casa, a sorvegliare le schiave e a filare la lana. –
- Si sbaglia. In Etruria le donne godevano di piena parità  e non si negavano nulla di ciò che era concesso agli uomini. Avevano libertà di movimento, presenziavano ai giochi, agli spettacoli, alle feste e alle cerimonie; erano istruite e colte. Venivano chiamate con un nome personale, diversamente dalle donne romane, designate con la femminilizzazione del nome della “gens” a cui appartenevano. –
Non riusciva a decidere tra saccente e presuntuoso. Sicuramente temerario e preparato... certo anche molto, molto charmant. C’era qualcosa di estremamente rassicurante in quell’uomo che irradiava un senso di forza e di pacatezza. Ma forse, era soltanto perché le stava alle spalle. Un bel po’ sopra le spalle. Lo sentiva, sul collo. Traspirava enfasi e passione.
- La tradizione antica ci ha lasciato il ricordo di donne etrusche energiche, che sostenevano un ruolo di primo piano nella fortuna dei loro mariti. Urgulania, ad esempio… Tacito ne fa un vivace ritratto di donna ambiziosa, altera, dominatrice, mestatrice ed efficientissima nell’organizzare la carriera di figli e nipoti… -
Fu a quel punto che si decise ad affrontarlo con risolutezza e consumata malizia:
- Parbleu! Una vera First Lady! -
lo interruppe sfidandolo con un sorriso dritto, mosso da tre battiti di ciglia soltanto. Intonati languidamente e in rapida sequenza.
Troppo rapida.
Lui la fissò a lungo con sguardo severo. In un silenzio affilato e stridente come il coltello sul fondo del piatto.
Lei posò il suo, sul bottone che non c’era più, mentre fanti, cavalieri e animali si spartivano i resti di Urgulania.
In processione.
E sussultò per la seconda.

- Sì, certo. –
Rispose asciutto. Poi, sembrò ricordarsi qualcosa di molto lontano. Le afferrò il polso della mano sinistra con decisione, lo tirò verso di sé e le guardò il tempo:
- Sono in uno spaventoso ritardo!  – le lasciò andare il braccio – ...e anche lei! -
 
Si voltò e si allontanò in fretta, perdendosi nel dedalo di vicoli della città vecchia, come si perde un bottone che cade rotolando tra le fessure del pavé.


lunedì 26 settembre 2016

supposiZioni

Solleticata dal pathos che spinge a creare, che rapisce l’anima portandola in quella dimensione che spazio e tempo non riconosce ma che tutto comprende...

Sprofondata nei recessi dell'immaginazione e della fantasia in quell’abisso profondo che regala il fascino dell’ignoto e la meraviglia della scoperta...

Trattenuta all’orizzonte da uno sguardo senza confini che cerca soddisfazione e costringe, fino a quando non si sente appagato...

Lì ti vedo
Come allora
Come sei
Unico
Forse stai parlando
Forse sorridi appena
Forse non lì, forse non qui, a fare cose che non sono quelle
Forse mi pensi 
Forse anch’io


[Le Penseur - Auguste Rodin]