mercoledì 26 aprile 2017

coniugaZioni

Adesso e qui

Quello sarebbe stato l’unico modo e l’unico tempo.
Niente imperfetto, che già contiene l’errore nel nome.
Non il vincolo di un condizionale o l’ipotesi di un congiuntivo ormai in disuso.
Aveva vietato trapassato remoto e passato prossimo con le loro commemorazioni e i loro rimpianti,
bandito l’ansia di un futuro fatto per costruire e l’uso dispotico dell’imperativo.

La baciò all’indicativo presente, come se dovesse durare per sempre,
e quel bacio le restò dentro per l’eternità.



 
 
 
 
 

venerdì 11 novembre 2016

eserciZi di stile - Il malinteso

Un bottone.
Gli mancava il terzo bottone della camicia.
Un vuoto scucito. Sciocco e distratto.
La smorfia irriverente di un’asola sola.
Come un sorriso sghembo, o una ferita aperta.
Questa era l’unica cosa che riusciva a ricordare.
Non come fosse vestito o quanti anni potesse avere.
Non il timbro della voce e nemmeno il colore degli occhi.
Eppure, lì dentro, aveva sostato a lungo. Almeno... così le sembrava.
Probabilmente erano occhi chiari. Aveva un debole per gli occhi chiari e la sensazione verde acqua che conservava dopo quell’incontro, glielo suggeriva con insistenza, ma poteva solamente supporre.

Fu sotto l’ombra curva dei portici, mentre si interrogava su quanta storia fosse passata attraverso quei mobili scuri, levigati dal tempo e lucidi di cera.
E fu nel gioco di riflessi curiosi, tra la vetrina dell’antiquario e le sue spalle, che prese forma.
Lì, sussultò per la prima volta.
- Bella, davvero bella!!!-  prima che lei avesse il tempo di spostarsi
- Perfettamente realizzata! E’ una copia della famosa Situla della Certosa. L’originale risale al 475 avanti Cristo ed è ricavata da un’unica lamina di bronzo -
Comprese, non senza una punta di delusione, che si riferiva al vaso appoggiato sulla consolle in marmo bianco, dentro il negozio.
Lo lasciò continuare nel novero di informazioni non richieste, sbirciando appena la silhouette dal vetro. Era alto, probabilmente bello. Glielo diceva l’olfatto.
- Le decorazioni a sbalzo rappresentano, partendo da sopra: una parata di fanti e cavalieri,  una processione sacra, animali, scene di vita agreste e casalinga –
Lo disse appoggiando il dito sul vetro per indicare l’oggetto e facendolo scorrere lentamente verso il basso. C’era della sensualità in quel gesto e competenza, anche. Poi aggiunse:
- Vita di un tempo lontanissimo, quando questa città si chiamava Felsina… Sono sicuro che le sarebbe piaciuto vivere in quel tempo!–
Finalmente le rivolse un sorriso largo e fresco. Infantile, quasi. Ma lei non lo vide e meccanicamente rispose in difesa:
- Preferisco il tempo in cui sono nata. Non riesco ad immaginarmi intenta alla casa, a sorvegliare le schiave e a filare la lana. –
- Si sbaglia. In Etruria le donne godevano di piena parità  e non si negavano nulla di ciò che era concesso agli uomini. Avevano libertà di movimento, presenziavano ai giochi, agli spettacoli, alle feste e alle cerimonie; erano istruite e colte. Venivano chiamate con un nome personale, diversamente dalle donne romane, designate con la femminilizzazione del nome della “gens” a cui appartenevano. –
Non riusciva a decidere tra saccente e presuntuoso. Sicuramente temerario e preparato... certo anche molto, molto charmant. C’era qualcosa di estremamente rassicurante in quell’uomo che irradiava un senso di forza e di pacatezza. Ma forse, era soltanto perché le stava alle spalle. Un bel po’ sopra le spalle. Lo sentiva, sul collo. Traspirava enfasi e passione.
- La tradizione antica ci ha lasciato il ricordo di donne etrusche energiche, che sostenevano un ruolo di primo piano nella fortuna dei loro mariti. Urgulania, ad esempio… Tacito ne fa un vivace ritratto di donna ambiziosa, altera, dominatrice, mestatrice ed efficientissima nell’organizzare la carriera di figli e nipoti… -
Fu a quel punto che si decise ad affrontarlo con risolutezza e consumata malizia:
- Parbleu! Una vera First Lady! -
lo interruppe sfidandolo con un sorriso dritto, mosso da tre battiti di ciglia soltanto. Intonati languidamente e in rapida sequenza.
Troppo rapida.
Lui la fissò a lungo con sguardo severo. In un silenzio affilato e stridente come il coltello sul fondo del piatto.
Lei posò il suo, sul bottone che non c’era più, mentre fanti, cavalieri e animali si spartivano i resti di Urgulania.
In processione.
E sussultò per la seconda.

- Sì, certo. –
Rispose asciutto. Poi, sembrò ricordarsi qualcosa di molto lontano. Le afferrò il polso della mano sinistra con decisione, lo tirò verso di sé e le guardò il tempo:
- Sono in uno spaventoso ritardo!  – le lasciò andare il braccio – ...e anche lei! -
 
Si voltò e si allontanò in fretta, perdendosi nel dedalo di vicoli della città vecchia, come si perde un bottone che cade rotolando tra le fessure del pavé.


lunedì 26 settembre 2016

supposiZioni

Solleticata dal pathos che spinge a creare, che rapisce l’anima portandola in quella dimensione che spazio e tempo non riconosce ma che tutto comprende...

Sprofondata nei recessi dell'immaginazione e della fantasia in quell’abisso profondo che regala il fascino dell’ignoto e la meraviglia della scoperta...

Trattenuta all’orizzonte da uno sguardo senza confini che cerca soddisfazione e costringe, fino a quando non si sente appagato...

Lì ti vedo
Come allora
Come sei
Unico
Forse stai parlando
Forse sorridi appena
Forse non lì, forse non qui, a fare cose che non sono quelle
Forse mi pensi 
Forse anch’io


[Le Penseur - Auguste Rodin]



 

sabato 26 settembre 2015

organZa e chiffon

Ripensandoci, a distanza di molto tempo, capivo che mi ero cucita addosso un’immagine di te “su misura”. Son brava nei lavori di sartoria, un po’ meno coi numeri, così la taglia non era risultata giusta e tu, probabilmente, non avevi tutta quella stoffa.
O forse l’avevi, ma ti pareva uno spreco utilizzarla per un abito solo. Un abito che più lo guardavi, meno ti piaceva e oltretutto, in futuro, avresti potuto averne bisogno per altre occasioni. Non si può mai sapere che cosa la vita ha in serbo per noi.
No.
Non potevi correre il rischio di rimanere nudo, soprattutto ora che il freddo  dell’anima cominciava a farsi sentire.
Perciò lentamente e con garbo riponevi la pezza nello scaffale dei ricordi strappandomi di dosso ciò che con troppo entusiasmo avevi elargito .
Mi sarei dovuta accontentare di un succinto babydoll di impalpabile organza da indossare rigorosamente in privato, nelle sporadiche notti di luna piena, per poter ricordare il senso di noi, quello che avevamo ritrovato in quell’incontro inatteso e rubato all’architettura di una vita in gabbia e senza  scampo.
La tua.

Però io intanto, insieme alla stoffa,  avevo tagliato le sbarre delle tua prigione. Finalmente eri fuori… e allora perché non approfittare di questa nuova prospettiva?
Per nulla rassegnata e con troppa predisposizione al telaio e alla penna mi calavo nei panni di una nuova Penelope sperando nel tuo ritorno e intessendo per noi inconsistenti trame di velluto su un ordito di parole, mentre tu, Ulisse, esperivi il gusto di una nuova libertà, che certo ti aveva portato nel mare burrascoso e difficile della vita, ma che non ti impediva di incontrare le Sirene o la Maga Circe con rinnovato piacere.
Ma preferivi così.
 


martedì 28 aprile 2015

interpretaZione

Quando sei dentro un silenzio in cui tutto comincia a farsi chiaro


mercoledì 1 ottobre 2014

preferenZe

Non mi piace Sansone è un individualista iracondo, combatte da solo, confidando esclusivamente nella propria astuzia e nella propria forza, non cerca alleati, non riesce a organizzare una resistenza popolare, è costretto a sotterfugi di bassa lega per cercare di avere la meglio sui propri nemici. E poi è un donnaiolo impunito.

Preferisco Ulisse… che oltre tutto fa molto flâneur